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:: ...E IL VINO SI TINGE DI ROSA
03/05/2009
Intervista a Silvia Maestrelli, proprietaria di Villa Petriolo
di Cecilia Maffei
Il nostro portale è particolarmente attento alle quote rosa, espressione che
vuole tributare un plauso a quelle donne che riescono a imporsi in ambito
professionale; in merito a ciò mi sembra di poter dire, senza eccessi
di piaggeria, che Lei possa ben simboleggiare e rappresentare un esempio
di questa categoria.
Tra l'altro, Lei si trova a occuparsi di produzione vitivinicola, un mestiere
tipicamente maschile: qual è il suo rapporto col vino e, secondo Lei, delle
donne in genere con il vino da un punto di vista di scelta professionale?
Mi piace pensare che, come Sherazade, le donne raccontino - e si raccontino - più volentieri.
Nello scambio narrativo, che è quello della relazione, da sempre le donne dimostrano grandi saperi. Ebbene, per me fare vino significa raccontarsi e l'impegno è a farlo in maniera sempre più autentica.
Mi è capitato già di rivelare come la mia storia con il vino sia anche un percorso di guarigione, quasi di rinascita, un modo per sentirsi più a mio agio nella vita, per rimanere a contatto con la parte più profonda di me stessa, riannodando fili importanti - con la mia famiglia, la mia terra, le mie origini.
Da quando mio padre Moreno Maestrelli acquistò, negli anni Sessanta, quella che è stata per anni soltanto la "residenza di delizia" di Cerreto Guidi, oggi quell'operosità è ricordata dalla passione con cui noi, le donne della famiglia - mamma Giovanna, io e mia sorella Simona, le piccole Lavinia e Margherita - raccontiamo il nostro vino ed il nostro mondo. Una discendenza di donne che, nel rispetto dell'unicità dell'altra, conduciamo - e le più piccole, se vorranno, potranno farlo in futuro - l'azienda con uno stile tutto nostro, evocato nella fiaba delle due rose sorelle che la nonna ci raccontava prima di andare a letto, impressa sulla velina che avvolge la
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bottiglia del Chianti Rosae Mnemosis. A testimonianza di un amore per
la terra e la sua poesia che affonda le radici in una forte tradizione familiare.
A questo proposito, so che insieme ad altre imprenditrici ha sottoscritto
il Manifesto per le pari opportunità in cantina: cantine con bollino rosa,
realtà in cui le donne sono sicure di avere le stesse opportunità formative
e di carriera, retribuzione e promozioni del colleghi maschi. Inoltre, Villa
Petriolo è entrata recentemente nella wine list de LA VIGNA IN ROSA, il
nuovo progetto di Donna Sommelier Europa nato con il sostegno del
Ministero per le Politiche Agricole.
Tutte iniziative che sembrano voler premiare lo stile riconoscibile di un
modo di fare vino, un'attenzione più puntuale a chi mette la propria
personalità nelle cose che fa.
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Crede che questa scelta di abbinare così profondamente l'immagine del vino all'identità del produttore alla fine risulterà vincente?
A Villa Petriolo si applicano da tempo i principi del "Manifesto delle pari opportunità in cantina", ancor prima di esserne firmataria insieme ad altre produttrici di vino toscane.
La strategia aziendale è orientata alla valorizzazione delle competenze, all'organizzazione delle singole attività in funzione delle attitudini specifiche dei collaboratori, molte delle quali sono, di fatto, declinate al femminile. Un'azienda tutta al femminile, dove le donne, fin dal duro e fondamentale lavoro della
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terra sino alle fasi della presentazione e commercializzazione dei vini, dall'accoglienza degli enoturisti in vigna ed in cantina, del marketing, della comunicazione, sono stabilmente inserite e protagoniste. In un'azienda in cui imprimere al vino uno stile autentico, la propria complessità, è essenziale, diventa vitale per me poter lavorare in maniera rilassata, per quanto rigorosa, strutturando il da farsi attraverso la condivisione dei problemi e l'individuazione di soluzioni con intuizione, creatività e maggior confidenza possibili.
E come se con le donne ci si potesse raccontare di più, continuo a |
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scommerterci per il raggiungimento degli obiettivi aziendali
e della qualità della vita delle persone che animano Villa Petriolo.
Per rispondere alla domanda: credo fermamente che l'identità ci salverà.
Quella legata al territorio d'origine - che nel mio caso è il Montalbano,
le morbide colline di Leonardo da Vinci, da cui mi propongo di ottenere
il massimo che esso può esprimere, da tradurre quindi in vino ed ospitalità -
e alla propria storia. Anche e soprattutto, quella personale, determinante per
individuare e valorizzare un proprio stile anche nel vino, che sia riconoscibile
ed irripetibile, proprio come le singole persone.
Si è appena concluso a Verona il 6 Aprile scorso Vinitaly, il salone
internazionale del vino: crede che sia stata un'occasione salottiera e
mondana come tante oppure ritiene che abbia rappresentato una
vetrina concreta per creare un canale privilegiato di promozione dei
vostri prodotti e per intessere una rete di contatti?
Torno dal Vinitaly molto soddisfatta: gli operatori internazionali sono stati numerosi e molto attenti, almeno quanto i winelovers che, grazie ad un lusinghiero passaparola, si sono avvicendati nel Padiglione Sicilia alla ricerca del nostro stand, che ospitava i vini della Tenuta di Fessina - il mio nuovo progetto alle pendici dell'Etna, avviato in collaborazione con mio marito Roberto Silva e con l'enologo Federico Curtaz (nella foto con Silvia Maestrelli), autore del "Rosae Mnemosis" , premiato dalla Guida de L'Espresso 2009 quale - "Chianti dell'anno" - e di Villa Petriolo.
Anche la stampa specializzata, con mio grande piacere, sta continuando a |
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regalare ai nostri progetti una sensibile e costante attenzione.
Il Vinitaly resta una vetrina importante, non solo per l'aspetto
prettamente commerciale: innegabile la sfumatura salottiera e
glamour che quest'anno, particolarmente, ha assunto, con tutte
le iniziative legate ai social network dedicati al vino, i convegni
dei bloggers, finanche la movida postfiera che il Vinitaly incoraggia,
i concorsi indirizzati a premiare la comunicazione sul vino.
Sono manifestazioni di un interesse che sul vino va mantenuto alto,
con la qualità che da sempre contraddistingue le nostre produzioni.
Ben vengano dunque tutte le idee capaci di aumentare l'appeal delle
nostre eccellenze, che è fatto, profondamente, di tradizioni, arte,
cultura del buon vivere.
Lo spirito che anima il mio blog DiVINando.
L'ultima domanda riguarda il concorso letterario di Villa Petriolo, giunto alla sua terza edizione, con un invito preciso agli aspiranti scrittori: riuscire a dare vita a una personificazione del vino dal grande potenziale immaginifico, grazie anche alla possibilità (che è anche la novità di questa edizione 2009) di integrare il racconto con altri tipi di supporti multimediali.
Sembra che il filo conduttore del concorso letterario di Villa Petriolo, nelle sue 3 edizioni complessive, sia legato a un desiderio di creare una corrispondenza biunivoca tra uomo (poesia intesa come prodotto culturale) e vino (poesia intesa come prodotto naturale, della terra): mi conferma questa personale impressione?
Certamente: il vino è un dono della terra che la mano dell'uomo rende simile a sé.
Il mio invito agli autori di questa terza edizione del concorso di Villa Petriolo "S'io fossi...vino" è a riconoscere e accogliere i segni di quelle "simpatie" che scorrono e legano tutte le forme dell'essere.
Un modo di riconnettere maschile e femminile, cultura e natura, cielo e terra.
Con la speranza che questo sguardo sia fecondo e contribuisca a rimettere in equilibrio
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materia e spirito, piacere di gustare e di immaginare...
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