Hina accoltellata a Brescia dal padre, Vjosa ammazzata a Reggio Emilia dal proprio consorte, Sara uccisa da un amico a Torino…
Ragazze che dicono “me la sono cercata”, donne sposate che si scusano: “lui è sempre stato nervoso…”.
Quando si parla di violenza sulle donne, si è soliti distinguere tre diversi tipi di violenza: violenza e maltrattamento sono sinonimi.
Violenza psicologica: quell’insieme di insulti, minacce verbali, intimidazioni, denigrazioni, svalutazioni, che il soggetto esprime nei confronti del proprio partner, nell’ambito di una relazione di coppia conflittuale.
In questo senso si parte dal presupposto che il maltrattante intenzionalmente voglia sopraffare la donna mediante strategie umilianti e dolorose di potere e controllo che provocano nella vittima una vera e propria effrazione psichica, indebolendola e impoverendola in modo grave ma funzionale al protrarsi dell’abuso.Violenza fisica: passaggio all’atto di un impulso aggressivo eterodiretto. Si intende qualsiasi azione che possa far male o spaventare, e quindi non solo botte che provocano lividi, ferite o rotture, come ceffoni, calci, pugni, morsi o altro fino a esiti letali, ma anche atti intimidatori e minacce che tendono a terrorizzare la donna e a tenerla sotto controllo.
Violenza sessuale: costringere la donna per il piacere di abusare di lei e sopraffarla, costringendola ad avere rapporti anche quando lei non lo desidera, o è stanca o vorrebbe dormire, o ha appena partorito, sono tutti aspetti della violenza sessuale.
Anche lo Stalking è una forma di aggressione nella quale un perpetratore irrompe in maniera ripetitiva, indesiderata e distruttiva nella vita privata di un altro individuo con gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Si intende quindi un insieme di comportamenti mediante i quali una persona (lo stalker) importuna un altro individuo (la vittima) con continue e indesiderate intrusioni, verbali e non verbali, tali da provocargli un permanente stato di “allarme”.
Molte volte le violenze più efferate e feroci vengono inferte da mani di cui le vittime si fidano, persone con cui queste ragazze (tendenzialmente le vittime di abuso hanno tra i 20 e i 45 anni) hanno spesso relazioni strette, sono amici, conoscenti, persone che vivono nella stessa città, magari nella stessa strada o nella stessa casa.
Tante donne sono state inizialmente raggirate, ammaliate, innamorate di uomini che sono diventati poi i loro carnefici, che hanno abusato di loro, ferendole nell’orgoglio, umiliandole pubblicamente e all’interno delle proprie mura domestiche.
Le più coraggiose dopo un’esperienza di violenza riescono con estrema fatica a denunciare il loro aggressore o addirittura i loro aggressori.
Ci sono delle leggi che tutelano le donne, ma non sempre si riesce a fare chiarezza e a dare la giusta pena a tali crimini di violenza. Nella storia abbiamo potuto assistere a diatribe circa la validità di accuse da parte di donne verso uomini abusanti, i quali venivano spalleggiati dai sistemi burocratici rigidi e maschilisti, che hanno sollevato da accuse di violenza sessuale alcuni uomini, dichiarando le donne “consenzienti” semplicemente perché indossavano dei blue jeans, e quindi difficili da far scivolare via.
Dal 1° gennaio viene sperimentato per un anno al Pronto Soccorso dell’USL 2 di Lucca un progetto che si chiama “Codice Rosa”; si occupa di assistere donne, bambini, anziani, omosessuali, o immigrati che sono identificati come vittime di una violenza.
E’ stata strutturata una task force composta da operatori socio-assistenziali (medici, ginecologi, psicologi), forze dell’ordine e di polizia per creare un intervento adeguato, efficace e veloce in quei casi in cui le persone più deboli vengono maltrattate.
Un progetto simile a quello che in Inghilterra è attivo da più tempo, in cui le donne vittime di abuso vengono repentinamente allontanate dai loro aggressori.
I vissuti più frequenti nelle vittime di maltrattamento possono variare da sensi di colpa (per aver commesso qualcosa, percepirsi colpevoli di aver tenuto degli atteggiamenti per cui ci si è meritate questa violenza) a sentimenti di vergogna e di solitudine.
Questo genere di vissuti di impotenza, di colpa e di disagio sono comuni nelle donne e nelle persone che hanno subito una violenza, ed è fondamentale quindi cercare di riconoscere che questa situazione che si sta attraversando o si è attraversata è basata sulla violenza e che questo comportamento folle e pericoloso non è in nessun caso mai giustificabile.
E’ molto utile per se stessi ed anche per gli altri rivolgersi ai centri antiviolenza per essere aiutate e assistite sia a livello medico che a livello psicologico, rivolgendosi inoltre alle forze dell’ordine per poter fermare e punire tali aggressori.
Dott.ssa Ilaria Buccioni
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