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Per ricordare Gianni Versace,genio indiscusso della Moda Italiana degli anni Ottanta e Novanta,scomparso il 15 Luglio di tredici anni or sono a Miami per mano di un fantomatico serial killer fin troppo”cinematografico”per essere del tutto credibile(ma questa è tutta un’altra storia…),questo mese vi proponiamo l’intervista esclusiva a Manuela Brambatti,collaboratrice creativa dello stilista per molti anni,nonché sua giovane musa,amica e quasi”figlia adottiva”scelta per affinità elettiva.
Abbiamo conosciuto Manuela per una fortunata coincidenza,grazie al sito-tributo dedicato a Gianni Versace www.gianniversacetribute.ning.com e subito ci siamo resi conto di trovarci difronte ad una persona di grande dolcezza,semplicità e umiltà che ci ha sorpreso per un talento che,oltre che essere creativo,è senza dubbio anche umano!
Non ci stupiamo quindi che il grande genio calabrese l’abbia tanto adorata,eleggendola,tacitamente,come sua”preferita”tra tutti i collaboratori dello Staff che lo aiutò a creare i capolavori indimenticabili che hanno segnato indelebilmente il ventennio certamente più bello e culturalmente ricco della storia della nostra Moda.

Nessun omaggio migliore per ricordare Gianni Versace,abbiamo pensato,che quello di raccogliere il frutto-ed offrirlo a voi tutti cari lettori-della testimonianza di colei che si firmava nei meravigliosi bozzetti della Maison della Medusa con il semplice nome di”Manu”,che tanta parte ha avuto nella vita dello stilista e,di conseguenza,nella storia dello Stile italiano!

Com’è avvenuto l’incontro professionale con Gianni Versace?
Il primissimo ricordo risale agli inizi  del 1981. Cercavo lavoro, e ricordo perfettamente che,tra i vari nomi della moda a disposizione,Versace era l’ultimo che avrei  considerato. L’avevo visto in un programma televisivo e non mi aveva colpito positivamente.. ma per senso di dovere avrei mandato comunque un curriculum anche a lui,  se non mi avesse risposto  andava benissimo così.
Fu il primo a chiamarmi,al contrario,e  forse  l’unico,non ricordo. Un po’ malvolentieri,andai al colloquio:fu entusiasta dei miei disegni,tanto che le sue parole a Franca Manoni, che si occupava allora del personale,furono:”Questa ragazza non fa dei disegni, fa dei quadri!”.Ricordo che mi chiese quanto impiegassi a fare un disegno, se ero veloce, (sì, abbastanza veloce) e fu sorpreso che a 20 anni ne avessi già alle spalle 4 di lavoro presso altri stilisti.Mi chiese poi di che segno fossi:”Acquario?!Vado d’accordo con gli acquari!…Quando cominci?Domani?”

La prima impressione avuta di lui?
Gioviale simpatico, quando lo vidi di persona. Gentile.

Quanti anni e in che ruolo hai lavorato con Gianni?
In totale 29 anni. Sono stata dipendente dal Maggio 1981 al 1988, dal 1988 a fine 2009 come collaboratore esterno, ma sempre con esclusiva. Lavoravo in modo indipendente (a casa mia)  andando in ufficio un paio di volte la settimana, per prendere il lavoro e riportarlo.
Ero una  dei collaboratori a livello disegno/creativo dell’Ufficio Stile  per le collezioni Donna Pret-à-Porter e successivamente Atelier, teatro, accessori, bimbi, Home Collection, Vip, illustrazioni…tutto quello che capitava.
Negli ultimi anni  ho collaborato sempre meno con l’ufficio stile, collaborando a tempo pieno per  la Home Collection.

Pregi e difetti di questo genio della Moda?
Per la mia personale esperienza, alcuni dei suoi pregi sono stati sicuramente la generosità, il genio, l’animo sensibile, la discrezione e la profondità di emozione;la trasparenza, la schiettezza e l’onestà con le persone.Si entusiasmava se facevi bene, e te lo faceva capire:aspettava impaziente che tu finissi e ti girava spesso intorno per vedere come veniva quell’abito disegnato…insomma, a volte era una soddisfazione farli,solo per l’entusiasmo che dimostrava! Al contempo,inizialmente,lo ricordo caratterialmente esuberante e ai miei occhi anche un pò snob…forse era una forma di difesa data dalla sua timidezza di fondo.
Grazie a lui ho imparato a conoscere meglio tanta Arte, tante cose nuove, che non avrei considerato e a non avere paura ad abbondare,ad osare,ma anche ad amare la semplicità di una forma pulita e bella proprio per questo.

Con lui si sperimentava tutto, non ci si annoiava proprio…tranne quando ogni benedetta stagione invernale saltava fuori con il fatidico:”Dobbiamo reinventare la calza inglese…”,a quel punto andavamo tutti in crisi!
Quanto ai difetti,che non so fino a che punto poter considerare tali,c’erano la fretta,spesso l’insicurezza che faceva cambiare un’intera collezione la sera prima di una sfilata:sembrava che il mondo avrebbe smesso di girare in base a quei  vestiti!Io, amando la moda posso dire in modo marginale, lo trovavo”fissato”…certo non lo capivo!

Qualche aneddoto che ricordi con affetto del periodo di lavoro al suo fianco?
Quando disegnavamo qualcosa di stravagante ed immettibile, giusto per dimostrare quanto potevamo fare gli”strani”,Gianni ci guardava e ci chiedeva educatamente”Tu, te lo compreresti?”,non aggiungeva altro e noi ci rendevamo conto di avere esagerato ma non in senso costruttivo.Lui voleva sì esagerare con la fantasia e la creatività ma restando comunque attento a qualunque  aspetto del suo lavoro,come la vendita, i gusti della gente,etc etc…
Durante le prove di sartoria, era una tortura:domande a razzo:”Ti piace??”.Io,per carattere,tendevo a riflettere con calma,lui no:”O ti piace o non ti piace!”diceva e passava all’altro abito:”Ti piace?!”…Lo chiedeva a tutti i presenti, ma bisognava rispondere di getto,velocemente,era impaziente di sentire le opinioni di tutti,dal collaboratore a chiunque fosse stato presente.Pur facendo di testa sua,però teneva in considerazione le opinioni altrui,se erano costruttive, sennò perdeva la pazienza…
“Allora Manuelina”,mi diceva poi”questo abito lo devi sviluppare:me ne fai tre lunghi, tre corti, tre medi…”.Schizzava piccoli bozzetti e,pur avendo una mano non troppo felice, si capivano benissimo: erano dettagliati e circondati da sue note. Lui li aveva già in mente, dovevano solo essere ridisegnati, ed eventualmente sviluppati in varianti su varianti.
Una volta ridendo mi disse che avrebbe voluto tagliarmi la mano destra ‘zaaacckk!’ per mettersela  lui! Ah…come si sarebbe divertito se avesse potuto avere una mano simile, avrebbe disegnato tutto quello che voleva e quanto avesse voluto!

Com’erano i vostri rapporti personali,lavorativi e umani?
I nostri rapporti erano legati alla realizzazione del  lavoro ed all’affetto che dimostrava per i ragazzi,come me,con i quali lavorava tutti i giorni.Spesso regnava il silenzio, non discorrevamo granchè di nulla se non  prevalentemente del da farsi ed in modo sintetico, eppure avvertivo un affetto, una considerazione e protezione palpabili…Ancor oggi ridendo mi chiamano”la sua preferita, la Manuelina”,non tanto per le capacità mie,pur essendo bravina ed piacendogli come disegnavo,quanto piuttosto per qualcosa che è sempre rimasto a mezz’aria, tra le righe,perché disse un giorno a mia madre che lui mi aveva lì,nel cuore (facendosi segno con la mano sul petto):un connubio di intesa artistica, illustrativa, e di sincera stima, affetto penso…Non so cosa ci legasse al di là del lavoro,sicuramente un particolare legame d’anima credo.
In quei bizzarri anni 80, si divertiva a vedere cosa mi mettevo, cosa metteva la gente, cosa indossava…lui ispirava me in qualcosa, io lui, quando indossavo le calzamaglie leopardate da punk.Si divertiva ad esplorare qualunque percorso e soprattutto teneva in grande considerazione la moda dei giovani per strada.
Uno degli esempi che posso portare della sua delicatezza d’animo verso di me,come verso molti dei suoi collaboratori,è questo:durante un’intervista fatta negli uffici di via Spiga un giornalista straniero gli fece delle domande sui suoi gusti musicali, a lui piacevano Astor Piazzolla, Mina, la Vanoni, che spesso passava di lì a trovarlo…Incrociando casualmente il mio sguardo curioso ed attento all’argomento,si sentì come in dovere di includere i Simple Minds(io ci tenevo molto alla musica e sicuramente ero psicologicamente un pò invadente), a lui non piacevano i Simple Minds,non sapeva credo nemmeno chi fossero,ma si sentì di includerli in modo incerto nella lista.In compenso ci chiedeva spesso delle cassette con incisioni che ci piacevano, eventualmente da inserire nelle sfilate. Lì mi divertivo molto… ))
Una delle cose,invece,che mi sconvolse di più una volta,fu quando riprese un mio collega perchè percepiva la disarmonia che si era creata nell’ufficio (il preciso motivo  non lo ricordo)e disse loro che per me era importante lavorare circondata da persone che esprimessero affetto e sensibilità. Rimasi di stucco perchè senza mai parlarne lo aveva capito lui meglio di me!
Un altro episodio che mi emozionò molto fu quando, dopo avergli regalato dei disegni che avevo fatto per mio personale divertimento, e che raffiguravano lo zodiaco in versione moda,con mio stupore li inserì come pannelli giganti in una sfilata, dando loro un singolo risalto  per qualche minuto.Non erano disegni che riguardavano il lavoro,ma un gesto di generoso riconoscimento…Ricordo che Ivana,un’altra collaboratrice di Gianni,mi raggiunse fuori nel corridoio dicendomi eccitata di guardare:Gianni mi aveva fatto una sorpresa!!

Che cosa ricorda/i di quel terrificante 15 Luglio’97?
Ricordo che ero al bar sotto casa mia, con la mia amica Lia, bevevamo,discorrevamo…Ad un certo punto mi chiamò il titolare del bar: c’era una chiamata telefonica per me…Risposi, era un’altra mia amica, Doriana, che mi chiedeva se avessi sentito alla radio cosa era successo…No,le risposi,non avevo sentito niente,ma lei aveva una voce strana, premurosa e preoccupata. Mi disse cosa aveva sentito ed io non ricordo nemmeno cosa dissi…forse non ci credevo. Uscendo dissi a Lia quanto avevo appena saputo, in un misto di emozioni un po’ confuse…era talmente assurdo che non poteva essere vero! Anche a lei sembrò assurdo, infatti mi disse di chiamare l’ufficio e sentire loro. Chiamai e parlai con Patrizia Cucco, le chiesi spiegazioni…lei mi disse che sì,era vero,al che realizzando solo in quell’istante, scoppiai in lacrime e lasciai il ricevitore a Lia, uscendo dal locale.

Come ti spieghi che oggi tanti giovani,molti dei quali non hanno vissuto appieno gli anni meravigliosi della Moda di Gianni Versace,siano tanto legati al suo ricordo e continuino a tributare a lui e al suo lavoro tanta stima?
Ha aperto ed allargato orizzonti  su come  utilizzare l’arte in qualcosa che diventava essa stessa arte.

Era troppo avanti…Allora non me ne rendevo conto del tutto,ma riguardando i suoi libri oggi realizzo che forse nemmeno noi che lavoravamo con lui lo capivamo,gli stavamo solo dietro(almeno, io).Invece era geniale e mi stupisco più oggi di allora, di quanto lo fosse.Ruppe certi schemi mostrando le stesse cose in diversa prospettiva: mescolare stili, abbinare diversi elementi , l’antico col nuovo, colori che sembravano assurdi accostati vicini;le forme,l’esagerazione,il divertimento nell’osare e nello sperimentare.Aveva una prorompente energia,ma soprattutto sperimentò a 360 gradi!
Esaltava il corpo, la femminilità e ruppe gli schemi,a mio giudizio noiosi,anche nell’ambito del vestire maschile:propose colori, fantasie, forme…Come avesse avuto una bacchetta magica e si divertisse ad usarla e come se  dietro questo suo appassionato ed instancabile divertimento, risiedesse una voglia di Bellezza e di Libertà nei costumi, negli esseri umani…senza tabù .Queste cose non hanno tempo ed anche oggi credo si apprezzi tale bellezza e tale messaggio,anche a livello inconscio!

Grazie ancora Manuela per averci aperto il tuo archivio privato di foto e di ricordi,per averci messi a parte di situazioni e fatti piccoli e grandi,ma sempre deliziosi,che hanno permesso ad ognuno di noi di”spiare”,dal buco della serratura del tempo,un Gianni Versace raramente descritto e la cui grandezza ci è adesso evidente,oltre che nel  suo magnifico ed eterno contributo artistico,anche nel rispetto,nella stima e nella gratitudine con le quali trattava chi gli era vicino!

Aurora Potenti

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